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Chef donne di successo. Women, food & rock’n’roll

chef donne

Le donne ai fornelli sono una categoria, nel dietro le quinte di un ristorante, non così facile da incontrare. Sul perché la professione dello chef, storicamente, sia appannaggio del mondo maschile, si è detto molto e, in estrema sintesi, si può affermare che oltre ad essere un lavoro estremamente duro e complicato, con orari massacranti e la difficoltà di gestire brigate a volte numerose e non sempre disciplinate, la professione di cuciniere non sempre va di pari passo con la massima espressione della femminilità, e magari il ruolo di madre.

Anche se poi ci sono esempi virtuosi di chef donne cui fare riferimento, sia nella cucina italiana che in quella internazionale. Con una serie di cuoche di altissimo livello che riescono spesso a conciliare il lavoro in cucina senza trascurare il proprio aspetto. Molte di queste sono cuoche emergenti che scalano le classifiche di merito, sono presenti in guide di ristoranti e finiscono puntualmente a frequentare i saloni dei maggiori eventi dedicati al mondo del food. Vediamo di fare qualche nome.

Anita Klemensen – Den Rode Cottage

Cuoca danese trentottenne originaria della Jutland e cresciuta in una famiglia non propriamente dedita alla ristorazione (la madre farmacista e il padre maestro birraio), è una donna di polso, e lo si vede già quando si presenta, fuori dagli orari di lavoro, con il piglio dell’amazzone bionda e il giubbotto alla Hel’s Angels piantato sulle spalle.

Anita Klemensen

Anita Klemensen

Risoluta e piena di iniziativa certamente Anita lo è sempre stata se si pensa che, dopo aver frequentato il ginnasio, è partita subito per l’Australia e la Nuova Zelanda, all’avventura, e una volta tornata in patria si è cimentata con successo ai fornelli di uno dei ristoranti danesi più importanti, Sollered Kro, occupandosi prevalentemente di pasticceria. Con il nuovo millennio, poi, le cose sono proseguite ancor meglio, con il transito al ristorante Kommandanten, prima e in seguito nelle cucine del 1th, dove acquisisce maggiore esperienza.

La stessa che verrà utile nel 2010, quando, insieme al collega Lars Thomsen, inaugura lo splendido Den Rode Cottage, nel bosco di Klampemborg, periferia di Copenhagen. Qui ora ha una stella Michelin e realizza una cucina con qualche influenza francese tra eleganti preparazioni dove un ruolo importante lo hanno anche le erbe e i piccoli frutti che arrivano dall’orto del cottage e dai boschi circostanti. Splendido poi l’accesso al ristorante.

Si arriva in metropolitana, si cammina per cinquecento metri e si entra in bosco da un sentiero che giunge alle porte del ristorante. Romantico e con pochi tavoli, per chi vuole vivere una serata indimenticabile. Accompagnato da ottimi vini della carta.

Ana Ros – Hisa Franko

Ex sciatrice della squadra di Coppa Europa slovena, la bravissa Ana Ros è stata in qualche modo folgorata dall’incontro con Valter Kramar, suo compagno e ora sommelier di talento del ristorante Hisa Franko di Caporetto, vicino ai confini con l’Italia, ma, appunto, in Slovenia.

Ana Ros

Ana Ros

Da quel momento l’ascesa gastronomica della simpatica cuoca è stata continua e senza soste, grazie a un talento cristallino che ha saputo dosare attraverso preparazioni dedicate alla natura, capaci di rappresentare il territorio e i prodotti della valle dell’Isonzo, ma al tempo stesso con la visione di chi non si ferma alla cucina locale, Ana negli anni ha raccolto, come una spugna, impressioni di culture gastronomiche vicine e lontane, e ha saputo poi rilasciarle nel menu in continua evoluzione del ristorante. Dove è facile trovare dashi e tempura, ravioli e capesante, intuizioni orientali e fiori dell’orto di casa, il merluzzo nero e i tartufi, il branzino del golfo di Pirano (quello di Irene Fonda) e gli ottimi formaggi delle casere vicine.

A rendere ancor più piacevole la sostam avendo Hisa Franko alcune stanze al piano superiore dell’edificio, c’è il clima e l’ambiente piacevolmente famliare che si respira fermandosi anche per una sola notte. Con la colazione nella veranda esterna, le attrazioni di chi sa la natura dei boschi e delle montagne vicine. Non c’è  da stupirsi che il ristorante di Ana Ros, pur non essendoci la Michelin in Slovenia (con relative stelle non assegnate) sia ormai da diverse stagioni meta di colleghi e addetti ai lavori e lei stessa sia tra le cuoche più richieste per partecipare a eventi speciali, convegni e manifestazioni internazionali dedicate al cibo.

Titti Qvarnstrom – Bloom in The Park

A vederla, la trentacinquenne svedese bionda, spilungona e tatuata Titti Qvarnstrom sembra appena uscita da un festival rock dove ha urlato a squarciagola sotto il palco. Invece ormai da diversi anni guida uno dei migliori ristoranti di Malmoe, in Svezia, e da qualche mese a questa parte si è anche fregiata del titolo di prima donna svedese ad aver conquistato la stella Michelin. Il suo regno è il Bloom in the Park, una specie di baita (almeno esternamente) appoggiata sulle rive di un lago nel parco principale della città.

Titti Qvarnstrom

Titti Qvarnstrom

Internamente invece il ristorante rivela un arredamento molto nordico, dove spicca un design essenziale e pulito, che si sposa magnificamente nell’abbinamento ai piatti singolarie spiazzanti della giovane cuoca. Che dal canto suo, insieme al vulcanico patron Igi Vidal ha allestito un originalissimo “No Menù”, dove ai commensali viene servito un percorso dettato dalla disponibilità della materia prima sul mercato, dall’estro della cuoca e dal mood del momento.

Il tutto sempre con un occhio alle basi della cucina francese, ma dove la sperimentazione e il tentativo di destrutturare i piatti è sempre dietro l’angolo. Quindi un menu a sorpresa per lasciare a bocca aperta gli ospiti, ma ricco di prodotti di altissimo livello provenienti da ogni parte del mondo, dal caviale al patanegra, fino al tartufo.

Il Bloom in The Park, oltretutto, offre agli ospiti ache altre opportunità per vivere serate divertenti con la Jazzy night, o pomeriggi rilassanti, grazie a un afternoon tea sulle rive del lago.

Sara Preceruti – Antico Crotto

Ha compiuto solo trentadue primavera Sara Preceruti, ma il piglio della cuoca decisa e risoluta lo aveva già messo in mostra negli anni trascorsi in un ristorante complicato da raggiungere.

Sara Preceruti

Sara Preceruti

La Locanda del Notaio a Pellio Intelvi, nel comasco. Un indirizzo finito ben presto sulla bocca degli addetti ai lavori per la personalità un po’ spavalda messa in mostra nei piatti proprio dalla giovane cuoca originaria della Lomellina. Che con il passare del tempo ha affinato le tecniche e messo da parte certe spigolature giovanili per approdare, questa volta nell’Antico Crotto di Porlezza, sempre in una zona lacustre quindi, ad una cucina più completa e forse più accessibile, senza per questo risultare banale.

Nel 2012 è diventata la più giovane cuoca italiana a conquistare la stella Michelin e ora, da qualche mese offre un saggio delle sue qualità nell’ambiente un po’ montagnino e tradizionalista di un vecchio crotto, dove di solito vanno di moda sapori antichi e piatti di resistenza del territorio. Invece Sara porta in tavola il Cartoccio di creste di gallo e zucchine con trilogia di maionese, la tartare di puledro e pesca noce con spalmabile al sedano e olio alla noce moscata, i tortelloni di gamberi con riduzione di soia o il risotto con zucchine, petto d’oca affumicato e polvere di lampone.

Per non parlare della zuppetta di pompelmo rosa e aneto con pane alle mandorle o di un dessert come la trilogia di bigné (albicocca, ananas e anguria). Estro e un pizzico di sana follia se vogliamo, ma con risultati sempre degni di nota e che valgono il viaggio.

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