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La fotografia di Paolo Topy svela l’anima dal “Corpus” . Ad Area 35Art gallery

Il corpo umano  e’ mezzo di comprensione, è simbolo, e strumento ed   è al centro della ricerca e del lavoro di Paolo Topy, in un rapporto metaforico che va al di là della semplice apparenza e che si lega anche agli oggetti della vita quotidiana. L’allusione al corpo, non rappresentato esplicitamente, ma tuttavia evocato in maniera evidente è spesso legata a tematiche che riguardano la realtà e la società attuale.
 L’artista utilizza la fotografia come medium per esprimere una riflessione più ampia, che parte da una costruzione mentale e che l’atto fotografico rivela.L’esposizione permette di entrare in stretto contatto con l’artista attraverso un percorso che conduce a una consapevolezza maggiore del corpo e all’incontro con l’altro con uno sguardo sul rapporto che il mondo occidentale ha avuto nel tempo.
La rappresentazione del corpo  è caratterizzata da una forte dualità. In alcune opere infatti come Les MégèresTheater,Cerise de Printemps, alternando con la precisione dello strumento fotografico sia il suo dettaglio, quindi la sua realtà oggettiva, sia una sua effigie, ovvero un sostituto che possa fungere da ipotetico velo di Maya, Paolo Topy ci invita ad oltrepassare tale illusione. In altre invece l’assenza plateale e dirompente del corpo stesso, la sua evocazione, come in WorkersGoodbyeCotton-budSoap operaPain, testimonia come l’artista, nascondendone l’immagine diretta, ci propone di accedere a mondi diversi da quello della percezione sensoriale per comprenderne appieno il significato.
Les Mégères, raffigura tre busti di epoca antica, scolpiti secondo le rigide regole di proporzione in cui Topy, nella sua inquadratura frontale, mette in discussione la visione legata al modo accademico e fa emergere i temperamenti delle tre donne propri della vita popolare del tempo, ma ancora oggi diffusi. Theatre invita a riflettere sulla strumentalizzazione del corpo di Cristo morto, così rappresentato in passato per suscitare sentimenti di compassione. La scultura dalla pallida carnagione, con una postura di abbandono di fronte alla morte, chiusa in una teca di vetro arredata con tendaggi, allude a una teatralità che condiziona i sentimenti di chi guarda. Nel suo scatto l’artista propone una diversa lettura: una visione consapevole e neutrale, che dà spazio a una totale e libera interpretazione. In Cerise de printemps, il corpo femminile, senza nessuna concessione alla sensualità e all’erotismo, viene fotografato ponendo l’accento sui segni lasciati dalla maternità: il sovrappeso, le fitte smagliature e parallelamente sul disagio di una vita difficile.

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Paolo Topy, con sensibilità, approfondisce il tema delle migrazioni come nella serie Goodbye, realizzata in un centro di accoglienza per i migranti, dove documenta con vestiti appesi o appoggiati sui ventilatori la fragilità e la precarietà di queste persone.
Il ritratto Mohamed dall’espressione tranquilla che ispira dolcezza rappresenta una persona senza fissa dimora e simbolo di un’umanità violata. L’uomo mostra con il dito un piccolo tatuaggio sul suo braccio, un gesto che coinvolge e rivela, in un’intimità condivisa spontaneamente, un corpo fragile, maltrattato dalla vita, che conduce riflettere sul concetto di umanità.
Area35 Art Gallery Paolo Topy “Corpus”, curata da Yves Peltier  dal 4 maggio al 29 giugno
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