CUORE LATINO, ANIMA POP: LA NOSTRA INTERVISTA A MIDA

Classe 1999, nato in Venezuela ma cresciuto a Milano, Mida ha dimostrato di essere perfettamente in grado di scalare velocemente le classifiche musicali. Dopo Rossofuoco, Bacio Di Giuda e Popolare, arriva Bad Boys Don’t Cry, in collaborazione con VillaBanks, un brano dalle influenze flamenco e synth incalzanti. Mida rappresenta una nuova generazione di popstar: versatile, internazionale, attento al suono e all’estetica, ma anche autentico nei testi. La sua capacità di mescolare generi e collaborare con artisti diversi lo rende uno degli artisti più dinamici e promettenti della scena italiana attuale. Scopriamo, insieme, il dietro le quinte del suo cammino artistico.

 

Stai vivendo un periodo davvero intenso e ricco di successi: singoli in classifica, collaborazioni importanti, un pubblico sempre più affezionato. Ti aspettavi una crescita così rapida? Stai vivendo ciò che sognavi da bambino?

Il successo è importante e necessario per continuare a fare questo lavoro per lungo tempo, però non deve influenzare quello che fai; io faccio e produco ciò che mi piace, poi se alla gente arriva sono contentissimo. In ogni caso penso che il mio successo ancora debba arrivare, anche per quanto lavoro duramente. Ma lo aspetto senza disperarmi.

Il singolo Popolare, in collaborazione con Michele Bravi, ha superato i 3,6 milioni di stream. Com’è stato vederla diventare uno dei tormentoni dell’estate 2025? Cosa ha colpito così tanto il pubblico di questo brano?

La prima volta che ho sentito Popolare ho capito subito la forza del brano; penso che poi decida il pubblico se effettivamente è un tormentone, sicuramente noi ci siamo divertiti tanto a farla. Grazie a questa collaborazione ho conosciuto un grande artista e una grande persona come Michele Bravi.

Con VillaBanks hai già collaborato in Bacio di Giuda e ora in Bad Boys Don’t Cry. Com’è nata questa vostra intesa artistica? Ci racconti un aneddoto?

Con Villa ci conosciamo di nome da vario tempo, ci siamo incrociati quando eravamo agli inizi. Il link tra noi è stato Ava, stavamo cercando l’artista giusto per fare Bacio di Giuda, che era indubbiamente Villa.

Cosa pensi vi accomuna? Vi frequentate anche al di fuori dell’ambiente discografico?

Penso ci accomuni la stima reciproca e la passione per la musica, ed è bello e motivante condividere la musica con persone che si stimano, anche se di ambienti diversi; in ogni caso, io vengo dall’urban e per questo sono apprezzato molto dagli artisti di quell’ambiente, che mi conoscevano già da prima che avessi la mia svolta pop.

Bad Boys Don’t Cry racconta una relazione turbolenta, ambientata in una discoteca piena di gente, dove si consuma un litigio. È un’esperienza personale o un racconto simbolico? Hai, o avete, mai vissuto qualcosa di simile?

In realtà racconta un po’ della classica scenata di gelosia, mi piaceva l’idea di raccontare anche quel tipo di verità; io non sono un ragazzo eccessivamente geloso quindi divento un po’ “bad boy” quando mi si fanno le scenate inutilmente.

Il titolo lancia una provocazione: davvero i bad boys non piangono? Ti ci ritrovi in questa figura o è più una maschera che, ogni tanto, indossi anche tu?

I ragazzi piangono eccome, quella che racconto è una maschera che si mette solo in certe occasioni.

Non c’è due senza tre: è prevista una terza hit con VillaBanks? Ci puoi spoilerare qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

Con Villa si vedrà in futuro, quello che vi posso dire è che non è l’ultimo featuring dell’anno.

Nel tuo percorso hai esplorato diversi generi: pop, urban, sonorità latine. Come definiresti oggi la tua identità musicale? C’è uno stile o un’iniziativa che sogni di esplorare in futuro?

Non mi piace definirmi in particolar modo, preferisco lasciare questa decisione a chi ascolta; quello di cui sono sicuro è che d’ora in poi la direzione virerà su canzoni sempre più vere.