CECILE, fresh find del mese

CECILE, IMPARARE A PRESTARSI ATTENZIONE.

Tra i consigli della mamma e quelli del suo psicologo, Cecile, giovane cantautrice vigevanese del 2000, trova la sua strada ed impara attraverso la scrittura come mantenersi in equilibrio tra la “Maledetta Nostalgia” di un passato che non ha mai vissuto e un futuro che la incuriosisce e la spaventa. Abituata a scrivere degli altri invece che di sé, Cecile ci spiega come sia difficile mettersi in cima alla lista delle proprie priorità, imparare a prendere del tempo per prestarsi attenzione così da poi potersi raccontare agli altri.

Abbiamo scelto Cecile come nostro FreshFinds perché con la sua voce che si appoggia morbida sui suoni dei synth arpeggiati, ci trascina in un mondo malinconico girato in VHS, dove il tempo sembra dilatarsi e perdere le proprie coordinate, ed è proprio questa sua capacità di mantenerci in bilico tra la leggerezza e l’introspezione che ci ha fatto innamorare di lei e della sua musica. Ogni canzone è come una polaroid leggermente sfocata che con i suoi bordi sfumati riesce perfettamente a raccontare gli amori, le paure e le impressioni della generazione Zeta.

 

Secondo te qual’è stato il primo momento in cui hai capito che la musica sarebbe potuta diventare la tua carriera?

Diciamo che non c’è stato un momento preciso, ma penso che sia stato il mio primo live. È stato circa due anni fa. Ho sempre scritto e fatto musica, ma è solo da due anni che ho cominciato a far uscire le mie cose. Il primo live che ho fatto è stato a Vigevano, alla Room che è letteralmente una stanza. All’inizio ero molto agitata, ma appena ho cominciato a cantare, mi sono resa conto che era veramente qualcosa che mi apparteneva.

Hai mai avuto paura di raccontare con la musica quello che provi? Di portare fuori dalla tua stanza le tue emozioni?

In realtà no, perché per me la musica è sempre stata una necessità. Non sono molto brava a comunicare quello che penso o che sento, quindi scrivere è sempre stato il mio modo di spiegarmi agli altri. Non mi sono mai fatta problemi a farlo, anche se lo capisco perché quando scrivi racconti i tuoi lati più intimi.

C’è un tema ricorrente nelle tue canzoni che senti di voler esplorare di più nei prossimi progetti?

Le canzoni che ho già pubblicato parlano principalmente di amore e relazioni, ma quelle che sto scrivendo adesso sono un po’ diverse. Certo, ci sarà sempre il tema del rapporto con gli altri, ma credo che stia arrivando un momento in cui devo imparare a concentrarmi di più su me stessa, nella vita oltre che nella musica. Per esempio, “Neon” è una canzone che ho scritto di recente e parla di me, di nessun altro

È vero, nei tuoi brani parli spesso degli altri, come se analizzassi più il dolore degli altri che il tuo. C’è un motivo particolare per cui lo fai?

In realtà, scrivo principalmente quando sto male, e la scrittura mi aiuta a processare le mie emozioni. Una cosa che mi ha anche suggerito il mio psicologo è di imparare a mettere me stessa al primo posto. Mi rendo conto che anche quando scrivo tendo a concentrarmi sugli altri e non su di me. Questo è qualcosa che voglio cambiare, voglio imparare a mettere più attenzione su ciò che sento io, e non solo sugli altri.

Secondo te nell’ultimo periodo è accaduto qualcosa che ha cambiato il tuo modo di vivere le cose?

Adesso dirò una cosa che non volevo raccontare, mi sono lasciata con il mio ragazzo dopo una relazione di 5 anni ed ho iniziato a fare molte più cose che prima non facevo, ma non perchè non potessi farle, semplicemente ora mi butto molto di più. Stando da sola sono riuscita a capire che sono capace di fare molte cose che prima non pensavo di saper o poter fare.

Come si rende felice Cecile?

Mi basta poco, credo che la cosa più importante per me alla fine siano le connessioni, i rapporti umani, forse è anche per questo che scrivo sempre degli altri.

Parli anche spesso di nostalgia e di ricordi nei tuoi brani. Come vivi il presente rispetto al passato? Cosa ti lega tanto a questi ricordi?

Mi affascina guardare il passato e cercare di capirlo, sono sempre stata molto legata ai ricordi, anche da piccola. E non solo ai miei ricordi, ma anche a quelli degli altri, infatti ho scritto “Maledetta Nostalgia” proprio in un periodo in cui mi sentivo travolta da questi ricordi, guardavo spesso delle vecchie VHS dei miei genitori da giovani e sentivo una nostalgia devastante per qualcosa che non avevo vissuto. Ora però cerco di vivere di più nel presente, senza farmi travolgere troppo dalla nostalgia o da ciò che accadrà in futuro.

In “06.02.2024”, l’ultima canzone del tuo EP  “Qualcosa di bello”, a un certo punto si sente la voce di tua madre che ti consiglia di provare a forzare le cose. Nel 2025 hai forzato qualcosa?

Sì, ho ascoltato mia mamma quest’anno e devo dire che funziona, sopratutto nella musica. Essere un’artista emergente non è facile, bisogna un po’ forzarsi a crederci anche quando ti senti una tra un milione di persone che ti sembrano tutte più brave o preparate di te.

A proposito dell’essere un’artista emergente, qual’è un consiglio che ti dai come promemoria?

Vorrei ricordarmi sempre il motivo per cui sto facendo musica, io lo faccio per quella sensazione nello stomaco che sento quando inizio a cantare, poi intorno ci possono essere anche altre distrazioni o ansie, ma devo concentrarmi su quello.

Cosa pensi della scena musicale italiana di oggi? C’è qualcosa che vorresti cambiare o migliorare?

Una cosa che mi ha colpito è che ci sono davvero poche donne, soprattutto emergenti, che fanno musica da sole. Spesso mi capita che qualcuno mi chieda se sono io a scrivere le mie canzoni, come se fosse strano che una donna lo faccia. Questo è un problema, anche perché ci sono moltissime donne che scrivono, è solo che magari non hanno visibilità e lo spazio che meritano.

Qual’è la tua canzone che spiega meglio la tua idea di amore?

Forse una canzone che non è ancora uscita, si chiama “canzone per quando è quasi finita”.

Cos’è una cosa che ti fa paura?

Fallire, anche se provo a non pensarci penso sarebbe una cosa molto difficile da affrontare, anche perché mi impegno molto nella musica, faccio tutto da sola e non è facile, ma ho la paura che abbiamo tutti credo, quella che a un certo punto tutto questo lavoro non basti, e che mi dovrò scontrare con una realtà difficile da accettare.

Di cosa invece non avrai mai paura?

Di raccontare come mi sento, io sono molto sensibile, e questo lato emotivo di me non mi ha mai fatto paura anzi mi piace mostrarlo e spero di avere sempre il coraggio di farlo.