SOAP: la nuova voce urban-pop che sa farsi ascoltare
SOAP: la nuova voce urban-pop che sa farsi ascoltare
A soli 19 anni, SOAP è già una delle voci più originali del nuovo panorama musicale italiano. Con un immaginario sospeso tra Francia e Italia, parole nitide e produzioni ricercate, il suo primo EP è un piccolo manifesto emotivo. In questa intervista ci racconta la sua visione dell’amore, la solitudine come forza, l’importanza di creare un’estetica coerente con la propria musica e quel bisogno urgente di verità che la spinge a scrivere.
La tua musica alterna italiano e francese in modo molto naturale. Cosa riesci a dire in una lingua che nell’altra ti sembra irraggiungibile?
Il francese lo uso spesso per esprimere emozioni più intime, quelle che magari non mi sento a mio agio a condividere con tutti. È una lingua che protegge, in un certo senso. Anche se poi i testi si possono tradurre, nel momento in cui scrivo, il francese mi viene più istintivo. E infatti “Pas Facile” è nato proprio così.
C’è un filo conduttore nell’EP o è una raccolta di pezzi scritti nel tempo?
Un filo c’è, anche se non è una storia lineare. Parlo sempre di me, e ogni brano racconta una situazione, un passaggio. Mettere insieme questi pezzi è stato difficile: sono nati in momenti complessi, e l’EP è il risultato di quel percorso.
Parli spesso di solitudine e amore: secondo te è più facile amare o stare da soli?
La cosa più importante è non amare solo per paura di stare da soli. Non so cosa sia più facile, sinceramente. L’amore è bello, ma ti fa perdere pezzi di te, a volte. Scrivere questo EP per me è stato più semplice di entrambe le cose.
Hai paura dell’amore o della solitudine?
Un po’ sì. È difficile capire se vuoi davvero stare con qualcuno o se cerchi solo attenzioni per non sentirti irrilevante. Io riesco a gestire meglio la solitudine, perché dipende solo da me. L’amore invece coinvolge anche l’altro, ed è più imprevedibile.
Qual è il brano che senti più tuo oggi?
Direi due: Amélie, che rappresenta il mio modo di affrontare le cose adesso, è diretta, tosta. E Capirò, che racconta un’altra parte importante di me.
Si sente un’influenza francese forte anche nella produzione. È stato voluto?
Sì, assolutamente. Ho lavorato tanto con i miei produttori per far arrivare quelle sonorità anche al pubblico italiano. L’idea era creare qualcosa che piacesse per la vibe, ma che comunicasse anche nei testi. Nell’ultimo anno c’è stata tantissima ricerca.
Nei tuoi testi ci sono molte cose non dette. Quanto contano per te i silenzi?
Per me contano di più i fatti delle parole non dette. Gli sguardi, i silenzi… sono ambigui. Preferisco parlare chiaro. Io sono fatta di parole, non di mezzi messaggi.
Hai vissuto in posti diversi. Cosa rappresenta casa per te?
La musica. E più concretamente lo studio, ma solo se condiviso con le persone giuste. Quando ho lavorato all’EP con Bias e Narducci, mi sono sentita davvero a casa.
Ti piace stare in studio o ti emoziona anche il live?
Mi piacciono entrambe le cose. All’inizio ero insicura sul palco, ma poi capisci che il pubblico non è lì a cercare i tuoi errori. Ora studio anche i live degli altri per migliorare, perché mi interessa crescere.
Il tuo progetto è molto curato anche a livello visivo. Quanto conta l’estetica?
Tantissimo. Oggi i social sono fondamentali per farsi scoprire, quindi voglio che la mia estetica racconti chi sono. È importante che chi mi ascolta capisca subito il mio universo, anche visivamente.
Cosa ti piacerebbe rappresentare nella musica?
Vorrei portare le cose che io stessa cercherei in altri artisti. Scrivo per dire ciò che vivo e che altri magari non dicono. E mi piacerebbe portare un po’ di cultura francofona in Italia, che ancora non è così diffusa nel mainstream.
Un featuring dei sogni? Urban o completamente diverso?
Sicuramente qualcosa di urban o rap, magari con Izi. Mi piacerebbe collaborare con qualcuno che crei contrasto con il mio stile più urban pop.
Ora che ti sei trasferita a Milano, cosa ti aspetti da questo nuovo capitolo?
Mi sento sotto pressione, ma è anche stimolante. Spero di continuare a migliorare e crescere. Questo EP è un inizio, ne sono fiera, ma voglio fare ancora di più. Sto già pensando a nuovi live, a nuovi progetti.
Tre luoghi a Milano dove ti senti a casa?
Casa di Vale e Angela (Vale LP e Lil Jolie), dove praticamente vivo. Il secondo piano di Sugar, con la lounge, la cucina, il divano. E il terzo… ancora lo devo trovare. Magari ce lo diciamo alla prossima intervista.
