EN?GMA : il teatro dei sogni e delle rinascite
Tra introspezione e ricerca, il rapper sardo torna con Old Trafford, un brano che racconta la vita come un campo di gioco tra lucidità e caos.
C’è un’immagine che apre tutto: un Liberty scassato che gira per Olbia, la melodia che nasce in testa e diventa parola.
Così nasce Old Trafford, il nuovo singolo di En?gma, uscito il 17 ottobre, un brano che intreccia introspezione e ricerca stilistica, costruito come un flusso di coscienza in cui convivono disciplina, romanticismo e verità.
Il brano prende il nome dal celebre stadio inglese, “il teatro dei sogni”, e lo trasforma in metafora esistenziale: un luogo dove si esulta, si cade, si suda, si spera. Cattura quella tensione vitale che precede ogni gesto creativo, la paura e la gioia di restare vivi dentro il movimento.
Un mondo, come lo definisce lui stesso, “colorato da emozioni”: caldo, profondo, suonato.
Una nuova fase che porta con sé una scrittura più essenziale e una sensibilità matura, dove ogni parola pesa, ma respira.
“Old Trafford” intreccia introspezione e ricerca stilistica. Se dovessi descrivere con un’immagine o una scena il momento preciso in cui questo brano è nato, quale sarebbe?
Mi vengono in mente i miei giri a Olbia col mio Liberty datato e scassato. Infatti il brano inizia citando i giri in moto. Spesso girando, avendo la melodia in testa, ti vengono in mente i flow giusti. Sono partito da lì, dopodiché flusso di coscienza.
In questo pezzo ritroviamo quel “cinico romanticismo” che ti caratterizza da sempre. Credi che la tua scrittura sia cambiata con il tempo o che, al contrario, stia tornando alle tue origini con una nuova consapevolezza?
Nel tempo ho cercato di affinare la tecnica e di “semplificarmi”. Mi spiego meglio: in passato probabilmente quasi mi impegnavo nell’essere più complesso nella scrittura, facevo magari uso smisurato di citazionismo e di un lessico “inusuale”, focalizzandomi meno sull’arrivare alle persone. Il più classico dei “fare attenzione non tanto a cosa dici, ma al come”. Bisogna pesare tutto. Ora do maggiore importanza alla musicalità, senza comunque chiaramente dimenticare la mia essenza di lirici sta ricercato. È così che ci si evolve a mio avviso.
Hai citato Jack The Smoker come una figura esigente ma affine al tuo gusto. Com’è stato lavorare con lui dopo anni di percorso autonomo, e quanto conta per te il confronto con un altro artista-produttore?
Jack ha un gusto molto “internazionale”, ha grande orecchio e ha ascoltato molto più rap di me. Siamo rimasti sempre in contatto nonostante la mia dipartita da Machete, umanamente ci troviamo tantissimo. Sono estremamente contento che ci sia anche lui in questo disco e che sia lui il coprotagonista di questo primo passo, perché oltretutto mi onora aver avuto la sua benedizione da un punto di vista qualitativo. Non regala complimenti e il brano gli è piaciuto molto.
Il titolo “Old Trafford” nasce da una passione condivisa per il calcio ma è anche un simbolo. C’è un parallelismo tra lo stadio e il tuo modo di vivere la musica, il gioco, la competizione, la strategia, o forse la solitudine in campo?
L’Old Trafford è soprannominato “il teatro dei sogni”, come cito proprio nel brano. Nello stadio si possono realizzare sì sogni, ma anche e purtroppo consumare drammi sportivi. Si piange, si esulta, ci si incazza, si suda dall’ansia. In questa canzone c’è un flusso di coscienza che contiene tutto questo.
Guardando indietro ai tempi della Machete Crew, cosa pensi che resti oggi di quell’energia collettiva nella scena italiana?E cosa invece senti di aver lasciato andare per crescere artisticamente? La Machete diede alla scena italiana una scossa epocale e, se vogliamo, diede anche un po’ fastidio. Un gruppo di sardi che sbarca a Milano in maniera “piratesca”, imponendo uno standard video/grafico, con la benedizione di esponenti storici (vedi Bassi), stringendo rapporti con future stelle (vedi Gemitaiz ad esempio), scovando talenti (vedi Nitro) e valorizzando chi meritava davvero (appunto Jack). Il tutto con grande coesione e unità di intenti. Ha dato un segnale importante ed ha anche portato un po’ di sana competizione. Personalmente anche l’uscita da Machete mi ha dato tanto, nella sua drammaticità, perchè mi son dovuto reinventare, imparare cose nuove e fare un mio percorso che definirei quasi una “seconda gavetta”.
“Old Trafford” segna l’inizio di un nuovo capitolo che porterà ad un nuovo progetto. Senza svelare troppo, che tipo di mondo sonoro e narrativo dobbiamo aspettarci?
Un mondo colorato da emozioni, un mondo sentimentale, un mondo profondo rappresentato da sonorità calde, in qualche episodio anche suonate appunto.
Dopo tanti anni di musica, cosa ti sorprende ancora del rap italiano e dove pensi si stia muovendo la nuova generazione di artisti?
A volte ci sono delle cose che non capisco e lo dico in maniera costruttiva, nel senso che voglio comprendere il perché funzionano certe cose (ed hanno più successo) e magari altre meno. A quasi 37 anni è giusto farsi certe domande per evolversi e capire cose imparare dai nuovi, salvaguardando ovviamente la propria essenza.
