Non ho paura di niente: Fabrizio Moro si racconta, solo in fisico, senza paura. La soluzione è la musica.

Senza paura, proprio come suggerisce il titolo, Non ho paura di niente, il decimo album di Fabrizio Moro, è un atto di coraggio ancora prima che un progetto discografico. Lo è per il modo in cui viene pubblicato: esclusivamente in formato fisico, CD, vinile e musicassetta, senza alcuna uscita digitale o sulle piattaforme streaming. Una scelta che costringe chi lo vuole ascoltare a uscire di casa, andare in negozio, toccarlo, acquistarlo. Un ritorno al rito e all’attesa, alla fisicità della musica, alle origini. Al suo interno ci sono nove brani, scelti tra oltre quaranta scritti negli ultimi due anni e mezzo di lavoro. Per Moro questa scelta è anche una dichiarazione e una critica verso un sistema che, secondo lui, ha perso rispetto per la musica: “La musica gratuita ha fatto perdere interesse nei confronti della musica, e l’approccio da parte della nuova generazione mi mette un po’ a disagio. Sono nato e cresciuto in un altro modo… per comprare il disco di un artista che aspettavo facevo sega a scuola. Lo vivevo in tutt’altro modo.”

Non ho paura di niente si muove continuamente tra interiorità e mondo esterno, tra una realtà che cambia e una paura che non si elimina ma si affronta ogni volta. “Ricordo a me stesso che non devo aver paura ogni volta che la paura si riaffaccia. E succede spesso, soprattutto in questo lavoro, ma anche nelle vostre vite. Siamo sempre soggetti, in questa società, a sfide e competizioni…” Moro osserva la realtà, la assorbe e la restituisce nelle sue canzoni: in Simone Spaccia emerge il coraggio di guardare in faccia una realtà cruda, lontana dalla leggerezza del pop contemporaneo; in Sabato si cerca invece una dimensione più spensierata, ma attraversata dalla consapevolezza di un padre che sceglie la trasparenza come fondamento del rapporto con i propri figli: “Non mi preoccupa il ruolo di padre. Ho avuto una vita molto piena e ho tanto da raccontargli. Credo che in questo la trasparenza sia fondamentale, anche raccontare la parte brutta che ho vissuto.”

L’amore, come sempre nei suoi lavori, è presente in forme diverse. Immenso nei confronti dei figli, più complesso e combattuto nel rapporto di coppia, soprattutto in Toglimi l’Aria, dove la libertà individuale si scontra con il desiderio di condividere: “Quando sei risolto riesci a condividere tutto fino in fondo. Quando non lo sei è meglio starsene da soli. Non credo nel ‘risolviamoci insieme’, credo che ognuno lo debba essere da sé. È troppo semplice stare insieme oggi. Io sono solo perché do troppo valore al rapporto di coppia.”

La soluzione alla paura, però, emerge quasi involontariamente mentre Moro parla del palco, il suo luogo sacro: “Quando salgo sul palco e mi esprimo in quel modo: canto, suono, racconto le mie idee… non esiste timidezza, non esiste paura, non esiste nessun tipo di disagio.” È con questo spirito che si prepara al Non ho paura di niente Live 2026, pronto a condividere ancora una volta l’energia che lo ha spinto a scegliere questa vita: “Quando andavo ai concerti di chi amavo, mi arrivava un’energia che mi rimetteva al posto col mondo. L’ho sempre sentita in maniera prepotente, vorrei processare questa cosa e ritrasmetterla agli altri perché è l’unica cosa che mi fa stare bene.”

I vinili diventano simbolo della sua identità musicale e della sua storia personale. Sono loro a finire sempre nelle scatole dei traslochi, perché impossibili da lasciare indietro: “Appetite for Destruction dei Guns N’ Roses è il disco che mi ha cambiato la vita. L’ho ascoltato la prima volta a 12 anni nell’87. Ho ancora la copertina originale, censurata… Poi Nevermind dei Nirvana, The Joshua Tree degli U2… capite l’importanza del vinile: te li porti dietro. Li ho da 40 anni. E pensa che pezzo di storia lascerò ai miei figli.”

Inevitabile il riferimento a Sanremo, molto diverso oggi rispetto agli anni in cui partecipò: “Oggi, con Portami via (2017) o Non mi avete fatto niente (2018), non mi sentirei così sicuro come all’epoca. Se dovessi scrivere una canzone che fosse un compromesso tra il Sanremo di oggi e il Fabrizio di oggi, ci andrei.”

La pazienza è forse ciò che più racconta il Fabrizio Moro di oggi: una pazienza rara nel ritmo frenetico della discografia contemporanea, ma indispensabile per crescere e scrivere. Moro l’ha avuta e ha consegnato un disco che è verità pura, personalità e assenza di filtri, esattamente come lui. Alla domanda “Ti sei mai pentito di aver raccontato tutto di te?”, risponde senza esitazioni: “No, di aver raccontato no. Di aver fatto delle cose sì. Ci sono cose che hanno rallentato la mia crescita umana, spirituale e lavorativa. Ci sono cose che mi pento di aver fatto e non rifarei.”