Venerus: il viaggio senza arrivo, il suono della realtà e Milano come partitura

Nel nuovo capitolo artistico Speriamo, Venerus esplora la creatività come movimento continuo, il suono come materia viva e Milano come spazio sensoriale e narrativo.

Per Venerus la creatività non è un’identità definita, ma un processo in trasformazione. Il disco nasce da domande senza risposta, dal desiderio di eliminare le sovrastrutture e dalla scoperta dei suoni del mondo reale. Milano diventa paesaggio sonoro, il viaggio supera l’idea di arrivo e la musica si forma tra vinili, ascolto, strada e attenzione al dettaglio. Con una visione istintiva e sensoriale, l’artista continua a cercare, a muoversi e a costruire un linguaggio vivo e in evoluzione.

Per Venerus la creatività non è un marchio identitario, né una definizione raggiunta una volta per tutte. È un territorio aperto, incerto, istintivo. «Non l’ho ancora scoperto se sono un bravo creativo», racconta. «Ho spesso dubbi su quale sia veramente la mia conoscenza. La cosa che mi ha mosso dall’inizio è stata l’idea del palco: la performance, il teatro, il concerto. Scrivere canzoni è arrivato dopo, per necessità».

Il suo metodo, o la sua assenza di metodo, è una ricerca costante di essenzialità: eliminare sovrastrutture, arrivare dritti al nucleo emotivo, che siano parole, melodie o composizioni. «Forse la mia linea guida è connettermi con l’essenziale. Tutto ha a che fare con il feeling».

Questa tensione interiore attraversa anche Speriamo, un disco nato «dopo un anno e mezzo di domande, tentativi, versi scomposti e ricomposti». La domanda che non voleva cedere era una sola: qual è l’arrivo? «Non c’è una destinazione. La cosa più interessante del viaggio è svegliarsi e continuare a viaggiare, non arrivare». Il riferimento torna più volte, soprattutto legato alla moto e al senso di movimento che apre il disco. «A un certo punto devi solo scegliere un punto zero, qualcosa che ti rappresenti abbastanza. Poi il disco vive: due anni per farlo, due anni per portarlo dal vivo. E il live è il motivo per cui ho iniziato».

Milano, intanto, entra nel suo immaginario come presenza inevitabile: strada, radio, vita che filtra anche quando non invitata. Da qui nasce una relazione profonda con il suono del reale. «Bisogna essere un microfono vivente, una fotocamera vivente. Ascoltare, guardare, stare zitti. La realtà non smette mai di stupire, anche dopo trent’anni nella stessa città».

Il rapporto con i rumori del mondo esplode durante un periodo trascorso a Londra e nella sonorizzazione del primo film di Cleopatra, autore anche della copertina. «Dovevo ricreare tutti i suoni. Quella cosa mi ha fottuto il cervello: ho iniziato a scegliere i rumori come pagine di un libro. La realtà non sbaglia mai. Noi siamo goffi, lei no».

Accanto all’ascolto del mondo, il suo linguaggio nasce anche dal vinile, dal gesto fisico della ricerca. «Ascolto musica tutti i giorni, cerco dischi che non conosco. Mi piace la ricerca, mi piacciono le copertine, i posti. Così costruisci il tuo paesaggio sonoro». È una pratica che ritorna, paziente, rituale, quasi meditativa.

Ed è proprio da questa relazione con il vinile che ha preso forma l’appuntamento di sabato 22: Digging with Venerus da XTCR. «XTCR è un negozio di dischi in via Farini, zona Maciachini, vicino a dove vivo e lavoro. Lo frequento spesso: hanno un taglio molto legato al clubbing, alla dance, alla house, alla techno. Sarà un’occasione per stare insieme, scambiarsi due chiacchiere, scoprire nuova musica. Ho preparato una selezione di dischi scelti da me».

Per Venerus, tutto torna sempre lì: il suono, il corpo, l’esperienza condivisa. Nessuna destinazione finale, solo movimento. Una traiettoria aperta. Un viaggio che continua.