Tra nebbia e nuove direzioni: Sacramento racconta “The Fog”

Con “The Fog”, Sacramento firma il quarto e ultimo singolo che anticipa Radio Sacramento, il nuovo album in uscita il prossimo autunno. Per questo brano l’artista sceglie di collaborare con ELASI, dando vita a un incontro che amplia il suo universo sonoro senza tradirne l’identità. Tra groove soft disco, atmosfere lo-fi dance e synth luminosi, The Fog racconta amori destinati a durare una sola notte, ma capaci di lasciare un segno profondo. Un equilibrio tra malinconia ed elettronica che nasce dall’incontro tra la sensibilità musicale di Sacramento e l’approccio contemporaneo di ELASI, dando vita a un brano elegante, ipnotico e ricco di sfumature.

Noi di Kult Magazine abbiamo parlato con Sacramento per scoprire come è nata questa collaborazione, cosa rappresenta The Fog all’interno del nuovo album e come sta evolvendo il suo percorso artistico.

“The Fog” sembra sospeso tra due mondi: il tuo immaginario malinconico e l’energia elettronica di ELASI. È stato un incontro naturale o vi siete messi entrambi in discussione per trovare un linguaggio comune?

Nessuna discussione. È stato tutto spontaneo e naturale. Ci siamo conosciuti mangiando una pizza poco più di un anno fa. Io non sapevo chi fosse ELASI e lei non sapeva chi fosse Sacramento, ma ci siamo subito trovati, c’è stata tanta sintonia e abbiamo stretto un ottimo rapporto di amicizia. La musica è nata quasi all’istante. È stato un confronto artistico molto educativo e produttivo: lei mi ha insegnato come rendere un beat e un brano coinvolgenti ed elettrizzanti, e io le ho mostrato come avvolgere quel beat in atmosfere soft e mellow.

Nel brano racconti amori destinati a durare una notte, ma capaci di lasciare un segno profondo. Ti affascina di più ciò che resta o ciò che, proprio perché è fugace, diventa impossibile da dimenticare?

Non credo che sia una questione di scegliere tra quello che resta e quello che è fugace. Mi interessa il momento in cui una cosa finisce ma continua comunque a esistere dentro di te. The Fog parla anche di questo: ci sono incontri intensi che durano pochissimo e relazioni lunghe che non lasciano quasi nulla. Non è il tempo a determinare il peso di un’esperienza, ma il modo in cui ti attraversa. A volte quello che sembra destinato a sparire è proprio ciò che continua a tornare, come una nebbia che si dissolve ma non smetti di sentire addosso.

Questo è il quarto e ultimo singolo che anticipa il nuovo album. Guardando ai brani pubblicati finora, che fotografia restituiscono del disco? E soprattutto, cosa hanno ancora in comune che forse chi ascolta non ha colto?

Ho sempre inteso i miei album come una raccolta di quello che provo e creo in un determinato periodo. Ma i brani sono indipendenti, non sono connessi tra loro in un unico racconto musicale. Ogni traccia ha la sua storia, la sua identità, il suo mood. Nascono perché ho l’esigenza di esprimere qualcosa in un certo momento, quindi in comune hanno solo un certo periodo della mia vita.

Tra l’altro, la mia esigenza espressiva non avviene mai a livello testuale, ma sempre solo a livello musicale: il testo nelle mie realizzazioni è marginale rispetto alla musica, uso il cantato come fosse uno strumento che suono, è solo uno dei tanti elementi della banda.

Chi segue Sacramento da tempo riconosce un’identità sonora molto precisa. Con “The Fog” sembra però aprirsi una nuova porta, più vicina alla club culture e all’elettronica. È un esperimento isolato o è una direzione che senti di voler esplorare ancora?

Provo sempre a mettermi in gioco su altri mondi, per capire come me la cavo e cosa ne uscirebbe. Lo vorrei fare sempre, ma è molto difficile. I miei ascolti mi fanno sognare una produzione musicale al di fuori dei generi. Ognuno di noi però ha una coscienza e un DNA artistico molto solido e ben preciso con cui dobbiamo fare i conti e ci vuole una grandissima forza di volontà per uscire dai propri schemi.

Sicuramente questo episodio mi ha portato tanta consapevolezza in più per un approccio futuro diverso dal mio standard. Ma in questa raccolta di brani che uscirà a settembre, penso sia un bellissimo caso isolato.

Nel comunicato descrivete il brano come qualcosa che richiama atmosfere intime e sospese. Quando componi, parti prima da un’immagine, da un’emozione o dal suono che vuoi abitare?

Io penso proprio che tutto nasca da un insieme di queste tre cose. Si parte da un’immagine sonora che scaturisce da un’emozione che guida verso un paesaggio tutto da scoprire.

Il tuo nuovo album arriverà in autunno. Se “The Fog” fosse la scena di un film, quale momento del disco rappresenterebbe: l’inizio della storia, un punto di svolta o i titoli di coda?

Il nuovo album si intitola Radio Sacramento proprio perché rappresenta una raccolta di brani che hanno in comune solo il periodo della vita in cui sono stati concepiti. È un mix di esperienze fatte negli ultimi due anni che restituisco in forma di programma radiofonico o anche di film a episodi. The Fog è decisamente la chiusura del film: una scena inaspettata e beffarda che parte addirittura dopo i titoli di coda.