INDIETALES: Carosello Records, una boutique musicale tra storia e futuro
Un viaggio tra passato e presente di una delle etichette più longeve e visionarie della discografia italiana, attraverso le voci di chi oggi la vive e la rinnova ogni giorno
Carosello Records non è soltanto un’etichetta discografica: è una fetta viva e pulsante della storia della musica italiana. Dal 1959 a oggi, ha saputo attraversare epoche e trasformazioni mantenendo saldo un approccio artigianale, umano, quasi familiare, pur restando attenta alle evoluzioni del mercato. È una realtà che continua a investire sulla qualità, sull’identità degli artisti e sulla capacità di visione. Oggi la incontriamo da vicino, tra gli uffici, le stanze condivise, i brainstorming collettivi e i motorini che portano sciarpe a Sanremo. Un viaggio fatto di parole e persone, che ci restituisce il valore di fare musica in maniera autentica, indipendente e coraggiosa.
Un dialogo corale con Federica Moretti (Head of Promotion), Sema Giulia (Social Media), Marta Volterrani e Lele Caspani (Marketing), Giuseppe Barone e Leonardo Gambassi (A&R), con un intervento finale del direttore generale Dario Giovannini.
Carosello è uno dei nomi storici della discografia italiana. Com’è nata l’etichetta?
Federica Moretti: Carosello ha compiuto 60 anni nel 2019. Nasce da un’intuizione del direttore delle Edizioni Curci, Giuseppe Gramitto Ricci, che voleva dare un futuro discografico a Domenico Modugno. Modugno era già sotto Curci come autore, ma Gramitto Ricci volle creare una realtà che ne accompagnasse anche il percorso artistico. E così nacque Carosello. Il primo artista firmato fu proprio Modugno. E con “Nel blu dipinto di blu” è stato un esordio clamoroso.
E da lì com’è proseguito il cammino?
Modugno ha aperto la strada a una serie di scelte lungimiranti. Giuseppe Gramitto Ricci era una figura molto amata nell’ambiente: si racconta che Paul McCartney, in visita in Italia, chiedesse espressamente di incontrarlo. È stato lu
i a firmare artisti come Vasco Rossi, i cui primi cinque dischi – fondamentali – sono targati Carosello.
Chi sono gli altri nomi simbolo del catalogo Carosello?
Oltre a Modugno e Vasco, Mina – di cui abbiamo riacquisito tutto il repertorio anni ’70 – Giorgio Gaber, Toto Cutugno, per citarne alcuni. Gaber, tra l’altro, ha creato il teatro canzone proprio con noi. E poi tanti altri. È un catalogo vastissimo, di grande valore culturale.
E oggi, che ruolo gioca Carosello nella discografia italiana?
Marta Volterrani (Marketing): Carosello è rimasta indipendente, ma si è evoluta tantissimo. Abbiamo fatto scelte forti, firmando artisti in momenti cruciali. Emis Killa nel 2011, quando il rap era ancora underground. Coez, Levante, Diodato: tutti in momenti in cui erano poco “popolari”. Le nostre strategie di marketing sono sempre personalizzate sull’identità dell’artista, mai standardizzate. L’obiettivo è che ogni campagna sia naturale, organica, efficace.

Un esempio?
Nel 2019, con È sempre bello di Coez, lanciammo una campagna di guerrilla marketing anonima a Roma e Milano. Oppure con *Ma non tutta la vita* dei Ricchi e Poveri, abbiamo decorato pensiline e tram, perché il testo dice “Va bene, ti aspetto, ma non tutta la vita”. Tutto parte dalla musica e dalla quotidianità dell’ascoltatore.
Il gadget ha ancora un ruolo nella promozione musicale?
Sì, eccome. La sciarpa dei Ricchi e Poveri a Sanremo è diventata un simbolo. Prima gli artisti, poi gli addetti ai lavori, poi il pubblico: è diventato “l’oggetto del desiderio”. Ma non lo facciamo mai tanto per fare. Deve essere qualcosa che amplifica la musica, non che la sovrasta. Anche se poi, alla fine, siamo ancora noi a girare in motorino per gli alberghi di Sanremo con sacchetti pieni di sciarpe.
E oggi com’è cambiato il rapporto con le radio?
Federica Moretti: Le radio sono diventate un’ultima tappa, una consacrazione. Ma è molto più difficile arrivarci, soprattutto per gli emergenti. Non è tanto un discorso di indipendenza o major: è u

n problema di sovrabbondanza. Esce troppa musica. Gli slot sono limitati. E quindi bisogna avere qualcosa di veramente forte per farsi spazio.
Parliamo di scouting: com’è cambiato oggi?
Giuseppe Barone e Leonardo Gambassi (A&R): Un tempo erano i live, i contatti. Oggi abbiamo accesso a moltissimi dati digitali, ma proprio per questo il rischio è perdersi. Il nostro lavoro è cercare di non sbagliare, seguire l’istinto oltre ai numeri. Analizziamo, sì, ma ci fidiamo anche delle sensazioni. E soprat
tutto, crediamo nel tempo. Diamo agli artisti il tempo di crescere.
Avete ancora un approccio live allo scouting?
Assolutamente sì. Dopo il Covid abbiamo organizzato audizioni dal vivo con progetti scoperti online o consigliati. Alcuni sono stati deludenti, altri sorprendenti. Setu, ad esempio, è passato da lì. L’energia live dice tanto di un artista, anche se è ancora grezzo.
Cosa manca oggi al roster di Carosello?
Team Carosello: Forse nulla. I nostri artisti sono molto diversi tra loro, ma tutti hanno una forte identità e una proposta musicale solida. Se manca qualcosa, arriverà. Non rincorriamo la tendenza, ma ciò che ci somiglia. Il nostro valore aggiunto è proprio l’artigianalità del lavoro: ogni decisione viene presa insieme, ogni progetto è seguito da tutti.
La vostra forza, quindi, è anche nella struttura interna?
Sì. Siamo pochi ma molto uniti. Qui le riunioni si fanno in piedi tra le stanze, i comunicati si rileggono in tre, le idee marketing possono arrivare da chiunque. È un ecosistema condiviso, orizzontale. E anche questo è Carosello.
In chiusura, Dario Giovannini – direttore generale – sintetizza così la visione di Carosello:
La mia prima firma come direttore è stata Emis Killa. Poi Coez, Tommaso Paradiso, Levante, Diodato. Tutti in momenti in cui ancora erano scommesse. Noi non le chiamiamo così. Cerchiamo artisti dove vediamo poco affollamento, spazi da esplorare. Accompagniamo, supportiamo. Con attenzione per il passato e apertura verso il futuro. E, soprattutto, con rispetto per la musica.
Carosello Records è una realtà che resiste e innova. Una casa discografica che conserva la memoria storica e si proietta verso ciò che sarà. In un mercato in cui l’attenzione dura pochi secondi, Carosello sceglie di investire nel tempo, nella relazione e nella profondità. E, a giudicare da quello che ha costruito, e continua a costruire, la scommessa è vinta.
